Di seguito la trascrizione dell'intervista telefonica rilasciata da Daniele Masini a Radio Città di Pescara il 13 Gennaio 2006.
D: Per cominciare vuoi presentare un po' te stesso, quello che fai e il vostro progetto?
R: Sì, volentieri. Allora, io sono Daniele Masini, al momento mi occupo di vari aspetti dell'informatica ed in particolare in questo momento del problema del Trusted Computing (TC) ed insieme al gruppo no1984 cerchiamo di fare informazione in proposito a questa tecnologia che sta prendendo sempre più piede. Il TC, in poche parole, è una tecnologia che utilizza sia hardware che software e basata su sistemi crittografici per l'attuazione di meccanismi di controllo sui dispositivi digitali. Le sue specifiche vengono redatte dal Trusted Computing Group (TCG) che è un'organizzazione di cui fanno parte praticamente tutte le più grandi aziende informatiche come AMD, hp, IBM, Intel, Microsoft e Sun, ed alla quale aderiscono anche le major dell'entertainment, cioè i produttori e distributori di contenuti multimediali, come film, musica, ecc. Le caratteristiche principali di questa tecnologia sono le seguenti: essa permette la cifratura di tutte le informazioni che passano all'interno del computer e quindi rendendo impossibile decifrare il loro contenuto. In più, il sistema di memory curtaining, che sarebbe praticamente impedire l'accesso alle informazioni contenute in certe aree di memoria, che è consentito soltanto ai processi alle quali queste informazioni appartengono. Per esempio, un'altra delle caratteristiche principali è il sealed storage, cioè l'accesso alle informazioni è consentito soltanto quando il sistema si trova in un determinato stato che dipende sia dall'applicazione che dall'hardware sul quale gira. La caratteristica che, diciamo, è più pesante, è l'attestazione remota, cioè un meccanismo di notifica dello stato di integrità del sistema verso altri sistemi collegati ad esso in rete.
D: Comunque, il TC nasce formalmente con intenti diciamo positivi, ossia quelli di difenderci da virus e proteggere anche il diritto d'autore. Quindi insomma il problema è che l'mplementazione di questa tecnologia viene fatta in maniera tale che viola i diritti della privacy. È questo il problema.
R: Sì, infatti, il TCG sta cercando di far passare il messaggio che il TC sia una cosa buona per gli utenti di computer o di dispositivi digitali in genere, che serve per combattere i virus e lo spam, quando invece non è proprio così: ad esempio, sul sito ufficiale dell'NGSCB, che è il nuovo nome del Palladium, ovvero l'implementazione software di Microsoft del TC, la stessa Microsoft afferma infatti che tale tecnologia non servirà di per sé a questo scopo, cioè a impedire la diffusione di virus e di spam. Quindi non è proprio una tecnologia che va a dare dei vantaggi all'utente, in generale. Più che altro resta comunque da chiarire anche chi stabilirà cosa dev'essere considerato un virus o malware in generale, rispetto magari a software "buono".
D: Che può fare l'utente comune per contrastare questa tecnologia?
R: Questa tecnologia intanto va detto che riguarda non soltanto i computer, ma tutti i dispositivi digitali come cellulari, palmari, lettori DVD, lettori MP3, ecc. L'utente, per contrastare il fenomeno di diffusione del TC potrebbe soprattutto prendere coscienza del fatto che il problema esiste ed è più reale di quanto possa sembrare, ed anche diffondere quanto più possibile l'informazione in proposito sensibilizzando gli altri, perché, chiaramente, più si conosce il problema e più è diffuso il fatto che esiste questa tecnologia, più utenti possono intraprendere delle azioni in merito. Ad esempio, potrebbe essere opportuno cercare, per quanto possibile, di non acquistare prodotti che hanno questa tecnologia all'interno. Sempre per quanto è possibile perché i maggiori produttori hardware e software aderiscono a queste specifiche.
D: Se ci sono delle aziende cne non appoggiano il TC, se puoi fare qualche nome...
R: Al momento non sono a conoscenza di aziende che non appoggiano il TC, per lo meno grandi aziende. Di piccole aziende può darsi che qualcuna ci sia, il problema è che magari prima o poi queste piccole aziende aderiranno o comunque seguiranno il volere di quelle grosse.
D: Ma rispetto a questo problema i partiti politici e le associazioni di consumatori, che posizione hanno acquisito?
R: Per quanto riguarda i partiti politici non abbiamo notizia che nessuno abbia preso una posizione in merito, almeno per quanto riguarda l'Italia o l'Europa in generale. Ci sono i LUG, che sono i gruppi per la diffusione del software libero e del sistema operativo GNU/Linux in tutta Italia, che sono sicuramente dalla nostra parte, infatti nel Linux Day dello scorso anno (Novembre 2005) sono stati proposti molti talk in proposito, in particolare ne ho tenuto uno al Linux Day a Firenze. (Radio Città: Non per niente noi siamo del LUG di Pescara ... e ci siamo anche noi) Associazioni come ALCEI o EFF stanno portando avanti azioni legali per esempio contro Sony, per lo scandalo del sistema di DRM contenuto nei CD musicali da essa distribuiti, e quindi in un certo senso stanno anche loro dalla nostra parte. Recentemente poi sono stato contattato anche dall'associazione di consumatori Adiconsum che si è dimostrata sensibile al problema del TC. Io spero che questo contatto porti ad una collaborazione in proposito.
D: L'utente comune che vuole comunque avere un'informazione più esaustiva possibile di questo problema, su quali siti può documentarsi?
R: I siti, oltre chiaramente a quello di no1984.org, potrebbero essere quello di Against TCPA oppure quello di Electronic Frontier Foundation. (Radio Città: quindi con annesse mailing list) Anche i siti nei quali vengono pubblicate informazioni a carattere tecnologico, come Punto Informatico e Zeus News, per esempio, presentano spesso degli articoli in proposito che potrebbero anche quelli essere una buona fonte di informazione.
D: Secondo te, continueranno ad essere costruiti computer che non hanno al loro interno TPM, ossia Trusted Platform Module, insomma per la sicurezza di cui stiamo parlando?
R: Questa domanda è da un milione di dollari. (Radio Città: speriamo di sì, ovviamente) Ecco, speriamo sicuramente di sì, la speranza è l'ultima a morire. Purtroppo non abbiamo notizie di costruttori che cercano comunque di implementare sistemi senza TC. Quasi tutte le aziende che contano, con la "c" maiuscola, si sono già dichiarate intenzionate ad adottarlo. Quindi è difficile, insomma, sperare che in un futuro possa andare contro corrente, perché chiaramente ci vogliono degli investimenti abbastanza grossi per realizzare aziende che siano capaci di realizzare hardware e software senza questo TC. La produzione di chip richiede delle grosse somme di denaro.
D: La pressione anche per concepire un sistema come il TC, secondo te, proviene più dalle case discografiche, musicali, cinematografiche, ecc. oppure più dalle case di software che vogliono appunto proteggere il software proprietario? Cioè chi è che ha fatto più pressione affiché questa cosa alla fine venisse a galla?
R: Non c'è un legame diretto tra il DRM, cioè quelli che sono i sistemi digitali per il controllo dei contenuti, ed il TC stesso. Però le specifiche del TC sembra che calzino molto bene per quanto riguarda sistemi di DRM (Digital Restriction Management). La pressione adesso stanno facendola in maniera più forte Microsoft ed Intel. Che siano spinte a loro volta dalle major cinematografiche o discografiche potrebbe anche essere. Chiaramente quest'ultime hanno tutto l'interesse nel favorire la venuta di questa nuova tecnologia che permetterebbe un controllo molto più spinto sui sistemi. Quindi da parte loro hanno tutto l'interesse nel poterla utilizzare anche per attuare i sistemi di DRM.
D: Non so come la pensi tu, ma, per esempio, io quando scarico musica lo so che sto facendo qualcosa di illegale. Quindi non sono totalmente contrario al DRM. Per chi decide di rilasciare una sua opera con il copyright è giusto che sia tutelato questo copyright. Tu invece cosa ne pensi della tutela dei diritti? È una cosa che va fatta?
R: La protezione dei contenuti o comunque dei diritti, per usare un gioco di parole, è un diritto sacrosanto. Ma questo non vuol dire che i meccanismi di protezione possano non rispettare la legge. Il DRM non è un male in assoluto. Così com'è concepito ora però sembra che travolga in maniera piuttosto pesante i diritti degli utenti ed agisce in modo non molto legale in troppi casi: l'esempio più clamoroso è il caso del rootkit di Sony, un programma che si installava sul PC senza avvisare l'utente e si rendeva addirittura invisibile all'utente stesso e per il quale non era previsto neanche un sistema di disinstallazione. Poi c'è anche da dire che la durata temporale dei diritti di sfruttamento economico di un'opera coperta da diritto di autore è anche attualmente, secondo me, troppo ampia. Si parla infatti di 70 anni dalla morte dell'autore, che sono, in un campo di avanzamento tecnologico come quello del mondo informatico, un'eternità. Eppoi bisognerebbe fare in modo che i DRM facciano valere il diritto d'autore nei limiti previsti dalla legge. I limiti potrebbero essere diversi dipendentemente dal Paese considerato. Inoltre bisognerebbe essere sicuri che i DRM facessero valere anche i limiti di tempo opportuni. Ad esempio chi ci garantisce che i meccanismi DRM dopo 70 anni dalla morte dell'autore rendano disponibile il contenuto digitale? Molto probabilmente non lo faranno, perché sono fatti in modo tale che il contenuto sia protetto qualunque sia il momento in cui lo vado a vedere. Quindi i DRM non li vedo come una cosa assolutamente sbagliata, ma bisogna farli ad hoc.
D: Comunque io tendo anche a separare il discorso dei DRM dalla criminalizzazione del Peer to Peer, perché il Peer to Peer è comunque uno strumento che può essere adoperato per sharare materiale sotto Creative Commons, per esempio. Non è giusto sparare a zero contro il Peer to Peer.
R: Assolutamente. Non vedo di cattivo occhio il Peer to Peer. Il Peer to Peer è sicuramente un meccanismo che come tutte le tecnologie non è sbagliato in sé, ma è sbagliato l'uso che se ne può fare a seconda di quello che si condivide. Se si condividono opere protette da diritto d'autore è chiaro che si sta commettendo un illecito, chiaramente si sta parlando di opere coperte da diritto d'autore che non possono essere duplicate, non possono essere copiate, non possono essere rese in forma pubblica, ecc. Per le opere che sono invece coperte da licenze che permettono la condivisione, non c'è niente di male alla diffusione. Quindi si possono benissimo utilizzare meccanismi per la condivisione quali il Peer to Peer o altri meccanismi, non c'è nessun problema.
D: Alla base del problema c'è anche il fatto che se i dischi costassero di meno forse saremmo meno invogliati ad usare il Peer to Peer.
R: Comunque non vorrei che passasse il messaggio che il costo alto dei contenuti o dei contenitori, possa essere l'alibi per lo scarico di musica in maniera illegale. No, diciamo che bisogna sempre comunque rimanere nel legale. Nel caso in cui i CD costano troppo al limite non si comprano, ma non si possono intraprendere azioni illegali. Non voglio far passare questo messaggio. Il messaggio invece è quello di: va bene condividere le opere che possono essere condivise però chiaramente bisogna stare attenti alle opere coperte da licenze che non prevedono la condivisione.
D: Voi come gruppo quando vi siete costituito?
R: Noi come gruppo ci siamo costituiti nel Settembre/Ottobre del 2005. Quindi è piuttosto giovane come gruppo però ha già un sacco di iscritti alla mailing list che ogni giorno mediamente fa circolare almeno una cinquantina di messaggi se non di più.
D: Oltre all'informazione quali sono le prossime mosse?
R: Bella domanda. Il problema è che purtroppo la quasi totalità delle persone non è informata sull'argomento e forse anche per questo i partiti politici e le associazioni non hanno preso una chiara posizione in proposito. Quindi il gruppo no1984 si propone di fare una grande informazione innanzitutto, e chiaramente cercare di sensibilizzare e di raggiungere quante più persone possibile, in questo momento. Abbiamo, per esempio, tradotto un filmato divulgativo sul TC fatto da LAFKON anche molto bene, lo abbiamo ovviamente fatto tradurre in italiano da un professionista, e quindi rappresenta un buon punto di partenza per fare informazione. Stiamo cercando di far realizzare anche un logo del gruppo no1984, anche questo da un professionista. Chiaramente, il gruppo è ancora abbastanza giovane ed il primo passo è quello di fare più informazione possibile. Poi vedremo come ci possiamo muovere, se magari qualche associazione di consumatori si muove verso di noi e quindi vediamo quali azioni possono essere intraprese.
D: Ti ringraziamo tanto per aver accettato la telefonata. Grazie ancora.
R: Grazie a voi.
L'intervista è pubblicata anche sul sito web di Daniele Masini.