Liberiamo l'hardware

Recentemente la la Free Software Foundation (FSF) ha lanciato una campagna per la liberazione dell'hardware.

Siamo qui a chiedervi di appoggiare FSF e no1984.org in questa epica battaglia.

Da quando l'hardware è prigioniero? E di chi?
La stragrande maggioranza degli utenti non può rendersene conto ma gran parte dei limiti e dei problemi con cui si scontra quotidianamente, nell'uso dei computer, è dovuto, direttamente o indirettamente, al fatto che i produttori di hardware mantengono un atteggiamento assurdamente "territoriale" attorno ai propri prodotti.

La questione dei Drivers

Ad esempio, i produttori di schede video (NVidia ed ATI in cima alla lista), si rifiutano categoricamente di rendere pubbliche le specifiche delle loro schede video e/o di rendere pubblico il sorgente dei loro driver software per timore che questo permetta ai loro concorrenti di carpire i loro segreti. Si noti che questi prodotti sono già protetti, in modo estremamente efficace, da legislazioni nazionali ed internazionali severissime e da eserciti di poliziotti. Se i governi nazionali ed internazionali mettessero nella lotta alla fame nel mondo lo stesso impegno che mettono nella difesa della cosiddetta proprietà intellettuale, in Africa i bambini soffrirebbero di obesità. Non c'è quindi nessun reale motivo di mantenere segrete queste informazioni. Grazie a questo atteggiamento possessivo e paranoico dei produttori, il cliente che acquista e paga profumatamente una scheda video ottiene i seguenti “vantaggi”:

Una situazione molto simile si verifica nel caso delle schede Wi-Fi. In questo caso, si è costretti ad utilizzare i driver proprietari esistenti, cioè quelli per Windows, per mezzo di un wrapper per GNU/Linux. Questa soluzione comporta delle pesanti perdite in termini di prestazioni e non risolve comunque il problema dell'accesso alla documentazione dell'hardware. Ciò di cui il mondo ha veramente bisogno è una situazione in cui i produttori di hardware si comportano nel modo seguente:

Negli anni scorsi, sono state avviate numerose petizioni per chiedere ai produttori di hardware di rilasciare le specifiche tecniche dei loro prodotti e/o i sorgenti dei loro driver. La più famosa di queste petizioni è reperibile da http://www.petitiononline.com/mod_perl/signed.cgi?zxcv7nm.

La questione del BIOS

Il BIOS è il programma che il computer esegue per caricare il sistema operativo. Solitamente risiede in una memoria ROM sulla motherboard. Alcuni produttori usano il BIOS per castrare artificiosamente i loro sistemi, ad esempio per fare in modo che accettino solo schede di espansione e ricambi prodotti da loro stessi. Questo impone al cliente di rivolgersi ad un unico fornitore e probabilmente spendere più soldi per aggiornare il proprio hardware e gli impedisce di avvantaggiarsi della vastissima offerta di hardware presente sul mercato. Questo comportamento rappresenta anche un evidente caso di sabotaggio nei confronti della concorrenza e del libero mercato. Per cambiare questo stato di cose, sono state lanciate alcune iniziative tese a sviluppare ed a diffondere dei tipi di BIOS liberi e gratuiti, prodotti da gruppi di volontari e quindi non utilizzabili per questi sordidi scopi. Uno dei casi più famosi di BIOS libero è LinuxBIOS.

La "Tassa Microsoft"

Di fatto, la totalità dei computer venduti sul mercato contiene una copia di Microsoft Windows preinstallata. L'abitudine di fornire i PC con il sistema operativo può sembrare una buona abitudine ma ha le seguenti conseguenze:

Per queste ragioni, i produttori di computer dovrebbero permettere al cliente di scegliere quale sistema operativo avere pre-installato sul PC che acquistano. Le scelte che sono tecnicamente possibili, già da almeno 10 anni, sono le seguenti:

I sistemi DRM

Molti produttori di hardware, tra cui Intel, AMD e diversi produttori di schede audio/video stanno approffittando della loro posizione di dominio sul mercato per inserire nei loro prodotti dei sistemi DRM sostanzialmente inviolabili. Questi sistemi permettono di imporre la volontà di un fornitore di software o di prodotti mulimediali, o persino quella di un governo, all'utente. Esistono già diversi movimenti che si oppongono a questa evoluzione liberticida del mercato, tra cui i seguenti:

Potete ottenere le informazioni necessarie per entrare a far parte di questi movimenti visitando le loro pagine web.

Cosa si può fare, di più?

Potete partecipare al nostro Google bombing. Il Google bombing è una tecnica che permette di mettere in risalto una notizia su internet portandola ai primi posti nei risultati delle ricerche di Google. Per partecipare al nostro Google bombing è sufficiente che pubblichiate una pagina qualunque sul web e che inseriate nella vostra pagina un link alla pagina che state leggendo in questo momento. Il link che porta a questa pagina dovrebbe essere Liberiamo l'hardware. Vi suggeriamo di utilizzare il seguente codice HTML per linkare questa pagina:

<a href="http://www.no1984.org/Liberiamo_l%27hardware">Liberiamo l'hardware</a>

In pratica, è sufficiente pubblicare una copia di questa stessa pagina su uno qualunque dei siti web a cui avete accesso. Questa pagina contiene già il link necessario per il Google bombing ed è pubblicata sotto licenza Creative Commons proprio a questo scopo.



Licenza Creative Commons "Some Right Reserved"
Alessandro Bottoni
www.no1984.org
www.partito-pirata.it

Liberiamo l'hardware (last edited 2007-03-09 23:44:49 by Daniele Masini)